
L’esproprio ai riesi del proprio paese continua ancora imperterrito, secondo il gruppo consiliare Terra Nostra che interviene sul futuro de porto di Rio. “Non bastava consegnare ad un privato il business dell’illuminazione pubblica per venti anni, al costo fisso di 250 mila euro all’anno dalle casse comunali – scrivono – Adesso anche il porto di Rio viene dato ai privati per trent’anni. Non sarà più dei riesi, ma si dovrà sottostare anche alle pretese del privato che investe. Se in questo comune c’è una possibilità di rendita e di introito valido, che nel tempo possa soddisfare le casse comunali e di conseguenza, per l’erario, non rendere inevitabile il ricorso alla sola tassazione ordinaria, il sindaco e la giunta fanno l’opposto: l’affare lo fanno fare al privato”. Secondo i consiglieri della minoranza riese “quando i soldi della fusione saranno terminati per le tasche dei paesani saranno dolori. Il comune si lava le mani, si occupa d’altro e così il paese piano piano muore”. Un concetto che Terra Nostra ha nella sua denominazione , quello di valorizzare le risorse del territorio a vantaggio dei propri amministrati. “Anziché darsi da fare per correggere un progetto di adeguamento funzionale del porto che è sbagliato – scrivono ancora- che lo insabbierà fin da subito, non trovano di meglio che disinteressarsi ancora di più del porto e della sua gestione. Questa giunta si sta caratterizzando per i forti danni di medio / lungo termine che stanno provocando al paese. E’ l’ora che i cittadini se ne rendano conto come fecero i longonesi quando si trattò di concedere il “loro” porto per venti anni al privato.